giovedì 13 dicembre 2012

La Germania sullo schermo

SGUARDO NEL PASSATO DELLA GERMANIA

 

Ormai va di moda produrre film sull’epoca del nazionalsocialismo, sia alla televisione che al cinema. Non passa mese che non venga prodotto un film che non tratti del periodo compreso tra il 1933 e il 1945.
Siamo arrivati alla seconda e terza generazione da quando è nato il mondo dei film, e di coloro che hanno vissuto in prima persona il nazionalsocialismo non ne sono rimasti poi tanti. I protagonisti cresciuti e diventati adulti negli anni tra il 1933 e il 1945 se ne vanno, ma restano i figli e i nipoti. Le loro esperienze nel frattempo sono sempre più spesso oggetto delle riprese dei registi. Oggi sono le storie dei discendenti dei nazisti, e dei figli delle vittime del genocidio ebreo, quelle che vengono narrate sugli schermi.
Il film “Lore” della regista Cate Shortland racconta la storia di una ragazza di quindici anni, che nella Germania distrutta del dopoguerra cerca di prendere le distanze dalla concezione del mondo della madre, sostenitrice dell’ideologia nazista. Il film della regista australiana è stato prodotto da un team internazionale, l’attrice che riveste il suolo della protagonista è la giovane esordiente Saskia Rosendahl. Nel film “Der deutsche Freunde” la regista argentino-tedesca Jeanine Meerapfel racconta i difficili rapporti tra la figlia di un emigrato ebreo e il figlio di un nazista scappato in Argentina.
Il nazionalsocialismo sempre più spesso al cinema e in televisone? Si potrebbe rispondere inequivocabilmente con un sì, e c’è un motivo. Ci sono ancora molte storie da raccontare. Certo la generazione direttamente coinvolta ormai sta sparendo, ma non i figli e i figli dei figli, film di questo tipo provocano sempre la stessa domanda: “Cosa è davvero successo a mio nonno?”.
Ma sta venendo fuori anche una nuova generazione di cineasti che si pone quesiti di altro tipo e con gusti estetici diversi rispetto all’argomento. Immediatamente dopo la guerra sono spuntati cineasti a loro volta vittime, sia ebrei che comunisti. Un decennio dopo si è diffusa la tendenza al filone dei film dedicati alle figure militari, in cui i cineasti avrebbero tentato di minimizzare il ruolo dei soldati semplici, secondo il motto “L’esercito non era colpevole”. Solo negli anni 60 e 70, con il “Nuovo cinema tedesco”, viene portato avanti un punto di vista più personale ripreso anche dai media.


La serie televisiva “Holocaust” del 1978 e in seguito il film di Steven Spielberg “Schindlers Liste” del 1993, hanno introdotto nei film una corrente più emozionale. Anche la durezza e la crudeltà portate sullo schermo vengono elevate su uno scalino più alto dall’epopea di Spielberg. Ormai è possibile vedere al cinema e in televisione un po’ di melodrammaticità anche in Germania. In precedenza, nel paese dei colpevoli, nessuno aveva osato trattare questo argomento. Si è arrivati persino a girare un film su una compagnia di commedianti tra cui proprio Hitler (“Mein Führer” di Dani Levy del 2007) .
Ma c’è ancora un ulteriore motivo che giustifica il crescente numero di film commerciali e spettacolari sul nazismo e il recente passato della Germania. Gli studenti delle scuole superiori dimostrano sempre meno interesse per l’argomento nazionalsocialismo. Certe loro reazioni a volte sono quasi simili ad una reazione … allergica, e poi i film dovrebbero oggi offrire uno spettacolo ricco di effetti se vogliono attirare la gente al cinema per toglierla dal televisore, per esempio un Hitler vecchio e decrepito tremolante per l’Alzheimer, oppure reso ridicolo. Nella scelta del metodo non occorre ricorrere a trucchi da cinema di Hollywood. Film come “Bastardi senza gloria” del 2009 di Quentin Tarantino oppure “Operazione Walkiria” del 2008 con Tom Cruise sono film spettacolari degni di Hollywood, ma sono stati girati in Germania. “La caduta” con Bruno Ganz nella parte di Adolf Hitler ha avuto un successo cinematografico mondiale.
Bruno Ganz è Hitler nel film "Die Untergang" (La caduta)

Il quotidiano tedesco Die Zeit ha steso qualche tempo fa una classifica dei migliori attori che hanno rivestito il ruolo di Hitler al cinema alla televisione e in teatro, il vincitore è risultato il cabarettista Gerhard Polt, che ha interpretato un Hitler piccolo borghese ed isterico che viene truffato da un rivenditore di auto.

venerdì 30 novembre 2012

Spiegel Affäre: lo scandalo Spiegel

Lo scandalo che ha sconvolto la Repubblica Federale di Germania

Lo “Spiegel-Affäre” è considerato il più grande scandalo che ha colpito la storia tedesca dal dopoguerra. Per la prima volta dopo la fine del regime nazionalsocialista, le autorità statali si scontrano legalmente con la stampa.



Arrivarono una mattina, sembravano personaggi dei bassifondi amburghesi, sono sfilati uno dopo l’altro davanti al custode stupefatto, senza farsi annunciare, diretti negli uffici della redazione di Amburgo del settimanale di informazione “Der Spiegel”. Però questi strani visitatori non erano dei malavitosi, come ben presto si scoprirà, ma membri della polizia criminale federale.
Nel corso delle indagini avviate per presunto alto tradimento a scopo giornalistico, nella notte del 26 ottobre 1962 vennero perquisite le abitazioni di 5 redattori dello Spiegel, e i due caporedattori Engels e Jacobi furono arrestati. Le richerche dell’editore Augstein restarono inizialmente senza esito. Si presenterà di sua volontà alla polizia due giorni dopo. L’autore dell’articolo, che causò così tanto scalpore è Conrad Ahlers, anche lui verrà arrestato dalle autorità spagnole mentre era in vacanza in Spagna. La polizia criminale per settimane occupò gli uffici della redazione passandoli al setaccio
.
La polizia Federale sequestra materiale negli uffici dello Spiegel

Per la prima volta dalla fine del regime nazista, una casa editrice viene perquisita con l’intervento delle autorità di governo, con lo scopo di intimidire e mettere a tacere la stampa. Si trattò tuttavia non solo di uno scandalo che riguardava la politica e i media, ma anche di un scandalo all’ombra della guerra fredda, che gravava innanzitutto sulla questione dell’incapacità dell’allora Repubblica Federale Tedesca di resistere e contrastare, con armi convenzionali un eventuale attacco nucleare da parte degli stati membri del Patto di Varsavia. Questo problema fu reso noto nell’articolo del giornalista Ahlers, esperto di difesa, intitolato "Bedingt abwehrbereit" (“Pronti a respingere, ma con riserva”I, che analizzava i risultati delle esercitazioni belliche della Nato denominate “Fallex 62”, e pubblicato il 10 ottobre 1962.
Ahler dimostrò, che il governo federale tedesco era scarsamente preparato per affrontare un attacco nucleare da parte del Patto di Varsavia: mancavano leggi per lo stato di emergenza, la sanità sarebbe immediatamente andata in crisi, così come le telecomunicazioni. Non sarebbe stato possibile provvedere alle necessità di tutta la popolazione, i collegamenti via terra sarebbero collassati. Ahlers inoltre criticava il cattivo stato in cui versavano le forze armate convenzionali. L’articolo conteneva dati dettagliati sugli eserciti della NATO, i loro armamenti e i movimenti delle truppe in caso di conflitto. Il giornalista considerava responsabile di tutto ciò soprattutto l’allora ministro della difesa e politico della CSU Franz Josef Strauß che il 10 ottobre ordinò una perizia con valutazione segreta. Gli esperti ritennero di aver scoperto che nell’articolo erano stati violati ben 41 segreti di stato, giudicando la pubblicazione dello “Spiegel” come atto di alto tradimento. Il ministro degli esteri al ritorno dalle sue vacanze fece pressioni sulle indagini. Il primo pubblico ministero della procura federale, Siegfried Buback, su ordine delle autorità e del ministero della difesa, avviò indagini nei confronti dello “Spiegel” sospettato di alto tradimento, contraffazione a scopo di tradimento e istigazione alla corruzione. Il consiglio federale si occupò della faccenda. Il cancelliere Adenauer giustificò le misure adottate con questa sentenza: " Wir haben einen Abgrund von Landesverrat im Lande" (“ Il paese è un abisso di alto tradimento").
Franz Josef Strauß

In un question time del parlamento federale il ministro Strauß, tento di minimizzare il suo ruolo nell’intervento della polizia e respinse ogni complicità nella vicenda. Tuttavia ben presto emerse che il giornalista Ahlers era stato arrestato per ordine del politico della CSU, illegittimamente e, come dovette ammettere l’allora ministro degli interni Hermann Höcherl al parlamento, “al di fuori di ogni legalità”. Questa farsa di sentenza è stata finora uno dei classici della tecnica dell’insabbiamento legale. Due giorni dopo l’interrogatorio, il 9 novembre Strauß dovette ammettere la sua implicazione nell’arresto del giornalista dello Spiegel. Il parlamento si sentì preso in giro. L’affare Spiegel, diventò un problema per il governo Adenauer. Editori, giornalisti e associazioni di categoria espressero la loro solidarietà allo Spiegel. Tornavano alla mente i periodi più neri della storia tedesca. La parola “Gleichschaltung” (livellamento) della stampa tedesca, fece il giro del mondo. Ci furono manifestazioni di protesta in tutta la Germania, a sostegno della libertà di stampa e dello stato di diritto. Nel frattempo il giornalista Ahlers, l’editore Augstein e i due collaboratori restavano in prigione. Il 14 dicembre dello stesso anno il cancelliere Adenauer riorganizzò il proprio governo estromettendo Strauß. L’ex ministro della difesa fu congedato con tutti gli onori. Il cancelliere dichiarò la famosa frase "Bittere Stunden formen den Mann" (“I momenti più difficili formano l’uomo”) e annunciò le sue dimissioni nell’autunno del 1963. Il 7 febbraio 1963, dopo 103 giorni di prigione, anche Augstein fu finalmente rilasciato.


Manifestazioni di solidarietà allo Spiegel

Due anni più tardi la giustizia tedesca tornò ad occuparsi di nuovo dello scandalo Spiegel: nel maggio 1965 la Corte di Giustizia federale respinse il rinvio a giudizio di Augstein e Ahlers, con la motivazione che l’articolo dello Spiegel non aveva violato alcuno stato di segretezza. Contro Strauß la procura riconobbe i reati di abuso d’ufficio e privazione della libertà personale, mentre contro “Der Spiegel” fu contestato il reato di violazione della costituzione. L’editore Rudolf Augstein, che nel frattempo era morto, disse una volta che il tentativo di mettere a tacere lo scomodo Spiegel era fallito. Alla fine il settimanale ricavò grande pubblicitò da tutta la vicenda: dopo due generazioni di giornalisti il settimanale d'informazione di Amburgo, non ha avuto successo solo economicamente. La casa editrice Spiegel, nella indipendente città anseatica di Amburgo è considerata la roccaforte del giornalismo investigativo della Repubblica tedesca.

Conrad Ahlers


martedì 20 novembre 2012

Kaffeehäuser a Vienna

KaffeeHäuser in Wien



Luci soffuse, vecchi tappeti, arredamento di legno scuro, un leggero mormorio in sottofondo, un tavolino pieno di giornali, il frenetico via vai delle strade affollate di Vienna diventa in cinque minuti un ricordo, quando si entra in una Kaffeehaus viennese. Sono i locali più eleganti della capitale austriaca, luoghi d’incontro di artisti, scrittori, impiegati, dirigenti. Qui tutti dimenticano la fretta. Un secolo fa quando le abitazioni viennesi erano piccole, fredde e scure, la Kaffeehausi era diventata il salotto di molti viennesi: calda, luminosa e confortevole, l’ideale per incontrarsi con amici e conoscenti. Scrittori e artisti hanno reso leggenda questi locali, il re dei valzer, Johan Strauß Junior diede il suo primo concerto nel Café Dommayer rendendo popolari i valzer viennesi in tutte le Kaffehäuser



Café Jelinek

Un’autentica Kaffeehaus a forma di L all’angolo Otto Bauer Gasse, che offre numerose specialità a base di caffè. Qui regna un’atmosfera tutta particolare, è come essere un po’ nel soggiorno di casa o in uno scompartimento di un treno, ma anche in un cinema d’altri tempi. Il bancone del bar è dominato da un cartello su cui è scritto in tedesco e in inglese “Wer’s eilig hat, wird hier nicht bedient” (Non si serve ai clienti frettolosi), bisogna quindi lasciare fuori della porta lo stress e le scadenze. I suoi interni non sono cambiati negli ultimi 50 anni e si può dire che lo Jelinek è uno degli ultimi caffè storici che ha mantenuto la sua atmosfera originale.



Café Museum

Dopo alcuni anni di chiusura per restauro, dal 2010 il Café Museum alla Operngasse ha riaperto. Arredato secondo lo stile originario dell’epoca, il café Museum risale al 1891 ed è stato punto di ritrovo per numerosi artisti austriaci di fama mondiale tra cui i pittori Gustav Klimt, Egon Schiele e Oskar Kokoschka, gli scrittori Joseph Roth, Elias Canetti e Robert Musil, i musicisti Franz Lehar e Oscar Straus. E’ qui che si può gustare l’originale Strudel di mele viennese accompagnato da panna montata e una schiumosa tazza di Mélange, il cappuccino viennese.


Café Prückel

Un tempo si chiamava Café Lurion è la classica Ringstraßen-Kaffeehaus viennese, si trova all’angolo tra le Tubenring e la Dr. Karl Lueger Platz di fronte al Museo delle Arti Applicate. Arredata secondo lo Jugendstil degli anni 50 è molto apprezzata dai personaggi più in vista tanto che è diventata monumento nazionale assieme al Café Sperl, Ritter e Landtmann. Nelle belle giornate di sole è veramente piacevole gustarsi un Kleine Braune (caffè ristretto con panna montata) o una Prückel Creme, la specialità di questa caffetteria, con una fetta di Sacher seduti allo Schanigarten, il bar all’aperto, come lo chiamano gli austriaci. Nei fine settimana è possibile assistere su prenotazione a serate musicali e letterarie, inoltre la caffetteria offre anche la possibilità di consumare panini e piatti caldi di loro produzione.


Café Central

La famosa Kaffeehaus che si trova nel Palais Ferstel, con i suoi oltre 130 anni di storia era il punto di ritrovo preferito di molte personalità nel campo dell’arte, delle lettere e delle scienze, come Arthur Schnitzler, Sigmund Freud e lo scrittore Peter Altenberg (1859 – 1919) che praticamente viveva nel Café Central, collocato tra il Municipio e lo Stephansdom. Una figura di cartapesta raffigurante il letterato seduto al tavolino con lo sguardo fisso nel vuoto, ricorda ancor oggi questo cliente abituale, che si faceva persino arrivare la posta in questa caffetteria. L’ambiente unico dal punto di vista artistico che abbina perfettamente la sua eccezionale produzione artigianale di fine pasticceria viennese.



Café Hummel

Christina Hummel con i suoi 36 anni gestisce dal 2005 la caffetteria di famiglia ed è anche la più giovane proprietaria di una Kaffeehaus a Vienna. Lo stile degli interni ricorda gli anni 60, ma il caffè risale al 1935. Qui oltre a gustare un delizioso caffè viennese, vengono servite varie ghiottonerie sia a pranzo che a cena, si possono sfogliare quotidiani e riviste austriaci ma anche stranieri, giocare a carte o a scacchi, o semplicemente guardare la televisione. D’estate il caffè è aperto anche all’esterno su una bella terrazza che affaccia sulla zona pedonale Josefstadt.



Café Landtmann

Quando nel 1873 Franz Landtmann aprì la più grande ed elegante caffetteria a Vienna, non sapeva che aveva creato un’istituzione viennese. Da allora mille volti noti sono stati clienti abituali di questa prestigiosa Kaffeehaus: Gustav Mahler, Marlene Dietrich, Romy Schneider, Hillary Clinton e sir Paul MacCartney. La tradizione viennese si affianca anche a qualche gustosa novità come ad esempio lo Schokocino, mélange di cioccolata calda e cappuccino serviti assieme a panna montata e una crema al caramello, il Maria Theresia, caffè lungo in un bicchiere di vetro con liquore all’arancia, panna montata e granella. In questi giorni apre ai clienti il Wintergarten, una moderna costruzione annessa fatta in metallo e vetro.

sabato 3 novembre 2012

Il rito del Caffé e la Dröppelminna

La DRÖPPEL MINNA
In Inghilterra alle 17.00 c’è l’ora del thè, in una regione della Renania Westfalia c’è l’ora del caffè, la Bergischen Kaffeetafel, rito pomeridiano nato all’inizio del 20° secolo.


Il caffè nella regione Bergischen Land era noto sin dal 18° secolo, ma la popolazione più povera doveva accontentarsi di surrogati come, il caffè di malto (Muckefuck), conosciuto anche come Malzkaffe, o il altri estratti da cereali. In occasioni speciali come matrimoni o battesimi, la bevanda veniva accompagnata da frittelle (Waffeln) o altri dolcetti, e servita nella Dröppelminna, il termine popolare con cui si chiamava una panciuta caffettiera considerata elemento indispensabile su un tavolino apparecchiato per “Kaffeetrinken mit allem Drum und Dran” (bere il caffè con tutti gli annessi e connessi) nelle famiglie tedesche benestanti.


La Dröppel minna era inizialmente di metallo, spesso di stagno, in seguito di porcellana, poggiata su tre piedini sotto cui, per tenere il caffè in caldo veniva acceso un fornellino a spirito. Il suo nome strano deriva da due parole: “dröppeln”, che nel dialetto renano significa “gocciolare” (tröpfen), e “Minna”, diminutivo di Wilhelmine, nome proprio molto diffuso tra le cameriere delle case benestanti. All’epoca non esistevano i filtri per caffè, quindi dopo un paio di volte che veniva versato il caffè nelle tazze, il beccuccio si otturava impedendo il passaggio del caffè che non fluiva più facilmente nelle tazze, ma “gocciolava”.


La Dröppelminna faceva bella mostra di sé al centro della tavola dove veniva servito il caffè, attorniata da piatti ricolmi di pane bianco dolce, riso al latte, pane nero, formaggio Quark, Burro e frittelle. Era sicuramente una “merenda” ipercalorica, che alla lunga poteva rendere “panciuti” (bauchig) proprio come la Dröppelminna.


Oggi la Dröppelminna è stata sostituita egregiamente da una più pratica Kaffeekanne termica, in cui il caffè travasato resta caldo conservando intatto il suo aroma, mentre l’abitudine di accompagnare una fumante tazza di caffè con dolci o tartine è rimasta intatta, parte integrante dell’ospitalità di questa regione che viene celebrata persino in un museo, il Niederbergisches Museum, dove è possibile prenotarsi tutti i mercoledì e i sabati per partecipare ad una dimostrazione guidata con degustazione di una autentica Bergischen Kaffeetafel, differenziata anche per adulti o bambini.

venerdì 5 ottobre 2012

Crisi nel settore automobilistico in Germania

Auto-Krisengipfel im Kanzleramt
(Articolo in originale)

Traduzione di Claudia Marruccelli



La peggiore crisi delle vendite sul mercato europeo nella produzione di automobili su vasta scala colpisce duramente l'industria tedesca. Lunedì numerosi dirigenti del settore sono stati ricevuti dalla Cancelleria. Essi contano di ottenere almeno un programma federale di acquisti - ma hanno in serbo molte più richieste.
Lunedi primo ottobre i dirigenti della Volkswagen, Daimler, BMW, Ford, Opel e le altre società del settore si sono incontrati a Berlino con la cancelliera tedesca. Tra gli ospiti c'era anche il presidente della VW Martin Winterkorn, secondo quanto è stato riferito dagli ambienti dell’industria automobilistica. Ufficialmente si tratta solo di un incontro previsto da tempo con Angela Merkel (CDU) e quattro dei suoi ministri, per accelerare l’introduzione delle auto elettriche in Germania. Ma ufficiosamente, se si tiene conto dei recenti sviluppi della crisi nel settore automobilistico nel mercato europeo su larga scala, la peggiore degli ultimi venti anni, potrebbe trattarsi anche del tentativo di dare una spinta al settore. Le aziende hanno già tagliato le previsioni di vendita, ridotto la produzione, e stanno pensando di non rinnovare i contratti dei lavoratori a tempo determinato. La crisi colpisce soprattutto Ford, Fiat, Opel e Peugeot, ma si sta facendo sentire lentamente anche alla VW e alla Daimler.


Incentivi per l’acquisto di auto elettriche?In questa situazione, le aziende automobilistiche si aspettano almeno un programma di rinnovo del parco auto nella pubblica amministrazione con l’acquisto di auto elettriche. Il presidente della VW e i suoi colleghi della BMW e Daimler, Dieter Zetsche e Norbert Reithofer, sarebbero anche del parere di richiedere finanziamenti statali rivolti al pubblico per l'acquisto di auto elettriche. In realtà, tempo fa il ministro dell'Economia tedesco Philipp Rösler aveva respinto tale proposta. Ma la disponibilità potrebbe aumentare perché stanno arrivando ​​sul mercato i primi veicoli provvisti di accumulatori elettrici di produzione tedesca e quindi oltre all’intervento da parte di aziende straniere come la General Motors e la consociate tedesche Opel e Ampera Elektro Auto o la francese Renault-Nissan, un acquisto con contributo statale tornerebbe utile.
La prima sarà la Daimler con la versione elettrica della Smart, che sarà consegnata nelle prossime settimane. Seguiranno l'anno prossimo la Volkswagen con la piccola UP e la BMW con la i3, una vettura compatta costruita in fibra di carbonio. In Francia, sono già in vendita auto elettriche con contributo statale fino a 7000 euro.
BMW i3 (elettrica)

Non basta incentivare la ricerca
Nel corso della riunione di Berlino si è anche parlato di raddoppiare, per il 2012 e il 2013, l'erogazione degli incentivi per sostenere la ricerca nel campo delle auto elettriche, fino a un miliardo di euro. I progetti presentati, dal punto di vista dei ministeri, sarebbero insufficienti alle necessità dell’industria. Sarà Henning Kagermann, ex manager di SAP (multinazionale europea per la produzione di software) e attuale presidente della Piattaforma Nazionale per la Mobilità Elettrica, a spiegare come si procederà in futuro. La terza relazione della rete di dirigenti del settore, accademici e rappresentanti della politica doveva essere approvata ancora nel mese maggio, ma è stata consegnata alla cancelliera solo ora.
Secondo il rapporto, pubblicato sul Frankfurter Allgemeine, l'obiettivo del governo federale sarebbe di mettere in strada in Germania milione di auto elettriche entro il 2020 grazie solo ad ampi fondi statali. I dirigenti del comitato consultivo, i più importanti manager di aziende automobilistiche, chimiche, energetiche e tecnologiche presenti richiedono oltre al finanziamento alla ricerca, pari a un miliardo e già concesso, diverse centinaia di milioni di euro, per la costruzione di una infrastruttura di ricarica pubblica e altri incentivi non monetari.
Volkswagen Up (elettrica)

Industria: l’obiettivo per il 2020 non sarà facilmente raggiunto
Finora, l'esenzione dalla tassa automobilistica per le auto elettriche è stata estesa a dieci anni, è previsto un programma di appalti pubblici ed è stata promessa una riduzione della tassa casa automobilistica per le auto di servizio elettriche. Ma questo non basta agli industriali. Secondo il rapporto, con gli attuali finanziamenti verranno messe su strada entro il 2020 al massimo 600.000 auto elettriche. Per raggiungere l'obiettivo ancora lontano di un miliardo, gli industriali richiedono norme speciali per la l’abbattimento dei costi di acquisto e prestiti a tasso agevolato da parte della banca statale KfW (Banca tedesca istituita in Germania nel 1947 per finanziare la ricostruzione). Inoltre, sarà richiesto un incentivo fiscale diretto di € 150 per kilowatt-ora sfruttato nelle auto elettriche. L’Industria spera anche di ottenere la costruzione di 150.000 impianti di ricarica.

Potere d'acquisto a livelli minimi negli ultimi venti anni in Germania

Kaufkraft so niedrig wie vor 20 Jahren
(articolo in lingua originale)
Traduzione di Claudia Marruccelli



Le retribuzioni attuali dei lavoratori tedeschi hanno un potere d’acquisto paragonabile a quello di venti anni fa. Secondo quanto reso noto dall'Istituto per l'Economia Tedesca, dal 1991 i salari netti sono aumentati di pari passo con i prezzi.
Nel 2011 quindi un lavoratore per un'ora di lavoro ha guadagnato il 45 per cento netto in più rispetto a 20 anni fa. I prezzi sono saliti nello stesso periodo del 43 per cento. Così ora per il paniere di spesa vale  lo stesso numero di ore dei primi anni ‘90.

Ciò che un lavoratore medio può permettersi lavorando per lo stesso numero di ore, dipende dalle preferenze dei consumatori. Una bottiglia di Kölsch (la birra di Colonia) richiede allora come oggi l'equivalente di tre minuti di lavoro in fabbrica o in ufficio. Per una cotoletta di maiale, viceversa occorrevano invece di 36 minuti per ogni chilo di carne, solo 30 minuti di lavoro.
Anche per l'abbigliamento l’aumento dei prezzo è relativamente aumentato rispetto a quanto percepito nel 1991. Solo con il prezzo della benzina i salari tedeschi non sono riusciti a tenere il passo: per un pieno di carburante nel 2011 hanno dovuto lavorare quasi due ore in più rispetto a venti anni fa.